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68° EDIZIONE

RAVELLO FESTIVAL 

29 LUGLIO 2020

MARIINSKY ORCHESTRA

directed by

VALERY GERGIEV 

VILLA RUFOLO DI RAVELLO

E anche oggi, mercoledì 29 Luglio alle ore 18.15, eccomi qui in piazza del Duomo, che varco dirigendomi verso Villa Rufolo, piena di buoni auspici per la mia seconda serata del Festival. Lascio la mia bici legata e mi dirigo verso il belvedere. Scendo le scale sulla sinistra che mi portano alla platea. Alla mia destra, i musicisti dell’Orchestra del teatro Mariinski di San Pietroburgo provano e vedo Pino che mi viene incontro. Ci scambiamo uno sguardo di intesa, il nostro amato caldo africano è arrivato. Il sole ha cominciato a tramontare e Pino ha già montato tutte le attrezzature. Colgo dunque l’occasione per esplorare un po’ e fare conoscenza con il personale della villa. Il mio nuovo amico giardiniere non mi ha dato molte speranze riguardo al clima, e mi dice: ”Se il vento non si è gia alzato verso le 18.30 vuol dire che non ci sarà vento per tutta la sera”. Erano le 18.35 e ho oramai perso ogni speranza di refrigerio. Mi tolgo la camicia e spero di adattarmi alla temperatura esterna come i rospi. Vado giu al palco per fare qualche foto ai componenti dell’Orchestra. C’è talmente tanta afa che quando risalgo all’entrata del belvedere, un altro giardiniere, non il mio preferito, sta annaffiando il terreno per rinfrescare l’aria. Le prove vanno avanti, si fanno le 19.15 e ancora non c’è un segno di Valery Gergiev, il direttore d’Orchestra. Vado a prendere un caffè di corsa in piazza, Pino ha la situazione sotto controllo. Mi serve un piccolo boost. Scambio nuovamente una chiacchiera di rinforzo con il giardiniere simpatico, che spazza a tutta birra imperterrito, e torno verso il Belvedere. Sono le 19.30. Il concerto comincia tra un’ora e non c’è ancora ombra del direttore, allora Pino fa Pino, e si mette a chiacchierare con chi conosce, è una persona sorprendetemente espansiva. Così tra uno scatto rubato alle hostess e una corsa alla superman per racimolare un po’ di brezza, Gergiev finalmente giunge sul palco. Pino mi fa segno di andare, e io inizio già a fare qualche scatto al direttore, che- poraccio- è sudato anche lui. Fatto ciò ci dirigiamo verso l’entrata. Sono le 19.55 e dopo essere passati dai camerini del direttore per dare una sbirciata allo spartito della serata senza successo, decidiamo che è  ora di andare in piazza. Mancano cinque minuti all’apertura e siamo pronti a fotografare gli invitati. Pur essendo giorno infrasettimanale, c’è la fila all’ingresso e gli invitati brillano di eleganza. Vengo richiamata dal presidente dell’asscociazione, ha notato le mie nulle nudità e mi invita a rimettere la camicia –mannaggia!-. Il maxi schermo è sempre lì in fondo alla piazza rivolto verso i tavolini e alle gradinate del Duomo. Questo giorno non mi sono soffermata tanto qui ad osservare le reazioni del pubblico, tutt’al più noto con piacere che i presenti appartengono a ceti ed età differenti. Tra persone anziane, e di mezz’età, ci sono anche bambini e giovani coppie, che o per passione per musica o per passare un mercoledì sera alternativo, hanno deciso di immergersi nelle intime note di Rossini, Debussy, Prokofiev e Mendelssohn.

All’entrata c’è una signora anziana che chiede di entrare in anticipo ad un’amica che lavora all’interno del festival, e non essendo stata accontentata (ancora per poco), decide con nonchalance di leggere la locandina dell’evento, non perdendo d’occhio l‘ingresso con fare furtivo.

Un signore anziano seduto a sinistra dell’ingresso, si copre l’orecchio mentre con l’altro cerca di ascoltare chi lo sta chiamando. Sono le 20.00 i cancelli si aprono e le campane del  Duomo cominiciano a suonare. C’è un bambino che, pur essendo bassino, mi tira un sorriso di soddisfazione quando alza il suo stesso corpo da terra pur di bere un goccio d’acqua dalla fontanella. Vado di corsa in piazza solo per dare uno sguardo alla situazione e sulle gradinate noto un signore sculacciare la moglie, qualcosa sarà finita sul vestito? Ma è tempo di fotografare gli invitati, così mi precipito all’interno di Villa Rufolo e, mentre la Croce Rossa misura la temperatura a tutti, il tempo scorre ancora. Molti degli invitati sono già al Belvedere, perciò mi apposto lì per immortalare qualche momento del benvenuto dato loro dal personale della Fondazione, mentre le signore posano sul balconcino della stampa per i selfie che è oramai un rito - assembramenti? Noooooooo!-. E tra una foto e l’altra, il silenzio, come il buio, cadono su Villa Rufolo e sul palco, che vedono arrivare il direttore Gergiev dopo una breve introduzione della fondazione alla serata. Passando da Prokofiev, a Rossini, da Debussy a Mendelssohn, la Mariinski Orchestra da il suo meglio. Pur non capendo molto di musica classica,  sono rapita dalla qualità, dall’acustica e dall’amplificazione di Villa Rufolo, che è perfetta. Tutta la moltitudine degli elementi presenti offrono agli ascoltatori, sia dal vivo, che in piazza che online, un suono unico e omogeneo che Gergiev ha guidato con passione e il cui talento è stato talmente apprezzato dal pubblico da richiedere il bis ben tre volte.  È la mia prima volta che ho l’onore di ascoltare Valery Gergiev dal vivo, ma il maestro ho riconosciuto in lui un autentico talento -e per inciso, non mai letto uno spartito- . L’orchestra ha dato una forte prova di coesione e interpretazione delle sinfonie scelte. Quasi al termine del concerto mi dirigo verso la piazza così da fare qualche ultimo scatto e, sono colpita dalla quantità di famiglie presenti. Una madre è stata addirittura zittita dalla figlia che voleva ascoltare il concerto.

E così, questa serata mi lascia ammutolita. Sono stata trascinata da quelle note in un mondo tutto mio, fuori dal tempo, probabilmente dove anche gli altri spettatori vagano liberi.

Questa seconda serata del Festival di Ravello è giunta al termine, e così, con pienezza d’animo e spensieratezza, mi sono avviata all’uscita della villa, con il mio zaino in spalla e pronta per la bici. Mi aspetta una fresca discesa.

Ringraziamento Speciale a Lucia Serino, Nicola Mansi e Giuseppe Izzo.

And also today, Wednesday the 29th of July, at 6.15 pm, here I am. In the main square that I'm crossing, aiming to Villa Rufolo, plenty of good omens for my second evening at the Festival. I chain my bike, and I walk heading towards the Belvedere.

I come down the set of stairs on my left onto the parterre. On my right, the Mariinski Theatre Orchestra of Saint Petersbourg is rehearsing and, there’s Pino coming towards me. We exchange a knowing gaze of mutual understanding, our beloved African heath is paying visit. The sun has started to set and Pino has already mounted all the necessary gear for the evening. Therefore, I seize the occasion to explore my surroundings and to get acquainted with the Villa’s personnel. My new friend the gardener hasn’t kept up many of my hopes on that heath, he says:” If the wind hasn’t started blowning around 6.30 pm, it means there will be no wind for the rest of the evening”.  Is 6.35 pm and at this point I leave myself behind any expectations of refreshment. I take my blouse off and I hope to adapt myself to the outside temperature, like a toad. I go down to the stage to take some pictures of the components of the Orchestra. When I come up to the belvedere, the rehearsal is still ongoing. It’s 7.15 pm and Valery Gergiev, the conductor of the Orchestra hasn’t arrived yet. I’m going to grab a quick coffee in the main square while Pino has everything under control here. I need a little boost. I again exchange a strengthening chit chat with my fun gardener friend, who’s swiping the floors undaunted. I walk back to the Belvedere, it’s 7.30 pm. The concert begins in an hour and still, I can’t see neither hide nor hair of the conductor. Pino is being Pino and he’s chatting to anyone he knows, he is a surprisingly expansive person.

 Therefore, in between some stolen shots of the hostesses and a superman' stylised run to gather some breeze, I’m keeping myself entertained. Gergiev finally arrives on stage and Pino gestures for me to go, and I'm already starting to take some shots of the director, who - bless him - is sweating too. Once that is done, we head towards the entrance. It is 19.55 pm and after passing by the director's dressing rooms to take a peek at the score of the evening without success, we decide that it is time to go to the main square. Five minutes left until the opening and we are ready to photograph the guests. Although it is a midweek day, there is a big queue at the entrance, and the guests shine with elegance.  I am scolded by the president of the association... He's noticed my void nudity and invites me to put my shirt back on - damn! -. The maxi screen is always there, at the bottom of the square, facing the tables and the steps of the Duomo. This day I'm not going to dwell much here on the reaction of the public, but my eyes are rather captured with pleasure by the different classes and ages whose bystanders belong to. Among elderly and middle-aged people, there are also children and young couples, who either out of a passion for music or to spend an alternative Wednesday evening, have decided to immerse themselves in the intimate notes of Rossini, Debussy, Prokofiev, and Mendelssohn.

At the entrance, there is an old lady who asks to enter in advance to a friend who works within the festival, but since she was not satisfied (just for a little while), she nonchalantly decides to read the poster of the event, keeping a sneaky eye on the gate. 

An elderly gentleman sitting to the left of the entrance covers his ear while the other tries to listen to who is calling him. It is 8 pm, the gates open and the bells of the Duomo begin to ring. There is a child who, despite being short, pulls me a smile of satisfaction when he raises his own body from the ground just to drink a drop of water from the fountain. I quickly run to the square for the last time, to take a look at the situation and on the steps, I notice a gentleman spanking his wife, is something dirtying her dress? But it is time to photograph the guests, so I cross the gate inside Villa Rufolo and, while the Red Cross measures the temperature at some of the guests, some others are already at the Belvedere, so I rush there to capture some moments of the welcome given to them by the Foundation staff, while some ladies pose for a selfie on the balcony of the press, which is now a ritual - gatherings? Noooooooo! -. And between one photo and another, silence, as darkness, fall on Villa Rufolo and on stage, which sees the director Gergiev arriving after a brief introduction of the foundation to the evening ahead. Moving from Prokofiev to Rossini, from Debussy to Mendelssohn, the Mariinski Orchestra gives its best.

Despite not understanding much about classical music, I am enraptured by the quality, acoustics, and amplification of Villa Rufolo, which is embracing. All the multitude of the present elements offers to the spectators, both in the square, and online, a unique and homogeneous sound that Gergiev has guided with passion. His talent has been so appreciated by the public that it takes three encores to fully satisfy it. It is my first time that I have the honor of listening to Valery Gergiev live, but the maestro gives proof of his authentic talent - and incidentally, he never read a score throughout the entire performance-. The orchestra gave strong evidence of cohesion and interpretation of the chosen symphonies. Almost at the end of the concert, I head towards the square to make some last shots and, I am struck by the number of families I see. A mother is moaning whilst tying up her daughter' shoelaces, and silenced by her offspring who wants to listen to the concert.

And so, this evening leaves me speechless. Those notes, that melody have dragged me for the entire evening into a world of my own, extemporaneous, probably where the other spectators were also roaming free.

This second evening of the Ravello Festival has come to an end. It is with a sense of mental fulfilment and light-heartedness, I leave behind the villa, with my backpack on my shoulders and ready for my bike ride. A fresh descent awaits me.

 

Special thanks to Lucia Serino, Nicola Mansi and Giuseppe Izzo.

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